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I vini rossi piemontesi rappresentano il 5% della produzione di vino italiano e il 17% dei vini DOC italiani sono piemontesi. Bastano questi dati per comprendere la qualità di questi vini rinomati.

Le origini dei vini piemontesi

I vini piemontesi sono una vera eccellenza italiana ma forse non tutti sanno che la loro origine deriva dagli antichi greci che, sbarcati in Liguria e penetrati poi nell’entroterra, hanno importato barbatelle e talee che sarebbero poi diventati i primi vitigni della regione. Le ricche coltivazioni continuarono fino alla fine del Sacro Romano Impero, quando vennero purtroppo distrutte dalle invasioni barbariche. Grazie però all’introduzione di nuovi vitigni e metodi di vinificazione, la produzione riprese.

L’impegno e la dedizione dei viticoltori piemontesi hanno permesso alla regione di rifiorire e diventare un punto di riferimento importante nella produzione di vini.

L’inizio del ‘900 avrebbe potuto essere un altro periodo difficile per il vino piemontese, soprattutto a causa della prima guerra mondiale e all’emigrazione verso le Americhe che svuotò le campagne. In realtà in questo periodo si misero le basi per la tutela della qualità, per cercare di limitare le frodi, delimitando le principali zone di produzione.

Gli anni 80, con il ritorno alle campagne di molti vignaioli, ci fu una svolta importante nella produzione grazie alle competenze acquisite nei numerosi viaggi all’estero. Il risultato sono vini rossi più suadenti e strutturati, adatti anche ai mercati internazionali. Il successo è immediato.

Il clima e il territorio dei vini rossi piemontesi

Il clima e il territorio influenzano non solo i metodi di coltivazione ma anche l’aroma e il gusto finale del vino.  Il Piemonte è caratterizzato da una conformazione molto varia: le montagne occupano il 43,3% del territorio, la pianura il 26,4% e le colline il 30,3%; è proprio sulle pendici di quest’ultime che si sviluppata principalmente la viticoltura.

Il clima variabile del Piemonte ha influenzato le tipologie di coltivazione e i metodi di selezione delle uve. Il risultato è che il connubio tra terreno, clima e vitigno assume una grande rilevanza nella definizione dei caratteri organolettici dei vini.  In particolare, i vini piemontesi variano su una larga gamma di sapori, che derivano dai terreni argillosi e sabbiosi, dalla ventilazione e dalle escursioni termiche.

Le caratteristiche dei vini rossi piemontesi

Tra i vini rossi piemontesi più rinomati abbiamo: Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba, Barbera d’Alba superiore, Langhe rosso, il Nebbiolo d’Alba e il Barbaresco.

Andiamo ad analizzare le loro caratteristiche principali.

Dolcetto d’Alba

Il dolcetto è uno dei vitigni a bacca nera più tipici e diffusi del Piemonte e ha ottenuto la DOC nel 1974. Il Dolcetto d’Alba è composto al 100% da uva Dolcetto e ha una gradazione che non supera i 12 gradi.

Il nome del vitigno è dato dalla particolare dolcezza della polpa dell’uva, ma i vini che se ne ricavano sono asciutti e secchi, caratterizzati da una modesta acidità e da un piacevole retrogusto amarognolo.

Il suo colore è di un intenso rosso rubino, con dei leggeri riflessi tendenti al viola. Ha un profumo fruttato e quando lo si assaggia risulta equilibrato e secco. Il Dolcetto è un ottimo vino rosso da pasto, si abbina con i salumi e primi piatti

Barbera d’Alba e Barbera d’Alba Superiore

La Barbera è uno dei principali vitigni a bacca nera del Piemonte. La Barbera d’Alba è un vino di prestigio, ricco di colori che richiamano il rosso rubino mentre il profumo ricorda i frutti rossi con un sentore speziato che si avvicina alla cannella, alla vaniglia e al pepe verde.

È un vino che si abbina facilmente con carne bianca, fritti e formaggi freschi.

Un vino Barbera si definisce superiore quando la sua gradazione alcolica è più alta rispetto alla versione tradizionale.

La sua preparazione prevede che la fermentazione alcolica avvenga in vasche di acciaio termocondizionato per circa 8/10 giorni, successivamente l’affinamento dura 12 mesi in barrique di secondo passaggio e un mese in bottiglia.

Il suo aroma è speziato, armonico e di lunga persistenza. Si abbina molto bene con carni rosse, salumi e formaggi stagionati.

Langhe rosso

Un vino nato non molti anni fa, nel 2008, con l’idea di sfruttare al meglio la composizione del terreno di Langa, ricco di marne e argilla, che conferisce al vino struttura e longevità.

Il vino Langhe rosso deve rispondere alle seguenti caratteristiche: un colore rosso rubino, tendente al granato, un odore intenso e un sapore asciutto e corposo. Non è una varietà aromatica.

Si sposa bene con i salumi, la carne rossa e la selvaggina.

Nebbiolo d’Alba

Il Nebbiolo d’Alba si estende sul territorio di 25 comuni situati su entrambe le sponde del fiume Tanaro. La zona di produzione è caratterizzata dalla presenza di strati alternati di sabbie, argille e calcare: in particolare la presenza delle sabbie è determinante nei profumi e nelle strutture di questo vino.

È caratterizzato da un colore rosso rubino con leggeri riflessi granata. Al naso è delicato con sentori di viola e lampone. Il sapore è asciutto, secco, corposo e tannico al punto giusto, perfettamente equilibrato. Se il vino è giovane risulta più vellutato, invece se invecchiato, tende ad un gusto vanigliato e più armonico.

Un vino perfetto per accompagnare primi piatti elaborati e secondi a base di carni rosse.

Barbaresco

Nel 1966 il Barbaresco venne dichiarato DOC (Denominazione di Origine Controllata) insieme a Barolo, Chianti e Brunello di Montalcino che furono i primi vini in assoluto in Italia a ricevere questa attestazione. Nel 1980 al Barbaresco venne assegnata inoltre l’ambita DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

Il barbaresco è un vino prodotto solo con il 100% di uva nebbiolo e deve essere invecchiato 26 mesi di cui almeno 9 in botte di rovere. Se il Barbaresco è una riserva, significa che ha passato 50 mesi in cantina.

Il suo colore è rosso granato con dei riflessi tendenti all’arancio, ha un aroma intenso con una punta di speziato. Il sapore è asciutto e si esprime al meglio decantato un’ora prima di essere bevuto.

Questo vino prestigioso si abbina perfettamente con piatti della tradizione piemontese, brasati, stufati e formaggi stagionati.

Barolo

Il Barolo è un vino speciale, chiamato anche “il re dei vini” e “il vino dei re”. Il Barolo è prodotto al 100% da uve Nebbiolo e per disciplinare, deve fare almeno 38 mesi d’invecchiamento di cui 18 in legno, che diventano 62 mesi, di cui 18 in legno, per il Barolo Riserva.

Il Barolo è di colore rubino trasparente, con riflessi aranciati che nel corso degli anni si accentuano. Al palato è corposo, dal sapore asciutto, pieno e robusto. Sorseggiandolo si percepiscono la ciliegia e la mora, la liquirizia, la vaniglia e il tabacco. Il suo profumo è intenso, inizialmente si percepisce un aroma floreale che con gli anni lascia il posto ai profumi vegetali e di sottobosco.

Per degustare al meglio una bottiglia di Barolo che ha trascorso un lungo periodo in cantina, è consigliabile stapparla con attenzione, versare il vino molto lentamente nel decanter (prestare attenzione a non travasare anche la parte finale del vino che potrebbe contenere residui) e lasciarlo riposare almeno un’ora. Scegliere poi un calice di grandi dimensioni, per permettere al meglio la diffusione dei profumi.

Il Barolo si sposa perfettamente con i piatti di selvaggina, ottimi anche gli abbinamenti con il tartufo.

I vini piemontesi rappresentano un’eccellenza italiana, conoscerli e degustarli è un piacere e riconoscere le loro caratteristiche ci permette di apprezzarli al meglio. Scoprite la nostra prestigiosa selezione di vini rossi piemontesi della cantina Manera, stupite i vostri clienti solo con i prodotti migliori.

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